Un aria di famiglia
«Il 16 maggio 1974, a Milano, viene arrestato Luciano Liggio, da quasi vent’anni ai vertici della mafia., divenuto padrino dei corleonesi dopo aver eliminato il vecchio boss Michele Navarra, 1958. Tra i suoi collaboratori Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano.»¹
Nello stesso anno, Enzo Biagi incontrava Luciano Leggio (Liggio) in carcere di alta sicurezza:
Ma lei crede che esiste Cosa nostra?
Luciano Liggio: «Quello che io penso non ha importanza. Devo basarmi sulla mia esperienza: io sono stato considerato capomafia, e non è vero. Se poi esiste non lo so. Io non ho niente a rimproverarmi, non ho fatto del male a nessuno, non ho approfittato di niente, sfido chiunque a provarlo. Leggendo vari autori che hanno trattato di questa parola, « mafia », e rifacendomi al Pitrè, dovrebbe significare bellezza, non solo fisica, ma anche spirituale: una bella donna, un bel cavallo… il mafioso è un cavallo». ¹
Meno brillante fu il cavallo di razza Dell’Utri nel 1997 con Chiambretti («No, non esiste la mafia. La mafia e’ un modo d’essere, di pensare. E’ una cultura che non e’ la mia. E’ la cultura di quelli che sono mafiosi»² ). Poi meno lirico nel 2010 con Beatrice Borromeo («era un cavallo, con un pedigree, che si chiamava Epoca (…), quando parlava di cavalli -Mangano, ndr- intendeva cavalli veri.»³ ).
Roba da intenditori.
vV
¹ Tratto da «IO C’ERO» di Enzo Biagi: « 1974 – Liggio, la primula rossa della mafia ». Rizzoli/Rcs 2008
² Corriere della Sera: Dell’ Utri a Chiambretti: «La mafia? E’ un modo di pensare e non e ‘ il mio».
³ «Marcello Dell’Utri: Io senatore, per non finire in galera» di Beatrice Borromeo | Version française sur ce blog






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