« Per tutti noi sai che cosa sei. Quindi sai che ti vogliamo bene, io ogni mattina nella mia preghiera quotidiana… »

« Cuffaro è stato condannato in primo grado a 5 anni per aver avvertito sia Aiello sia il boss Giuseppe Guttadauro delle indagini e le intercettazioni disposte nei loro confronti. Il presidente della Regione non viene arrestato, e i magistrati si dividono tra alcuni che vorrebbero tener duro l’accusa sull’accusa di concorso esterno, e altri che propendono par la sua archiviazione, lasciando solo i reati minori. Lo scontro sarà dilaniante. Il 12 novembre 2003, all’indomani degli arresti di Aiello e di due marescialli di polizia giudiziaria accusati di essere le talpe che informavano sugli esiti delle indagini, Silvio Berlusconi aveva chiamata Cuffaro per informarlo sugli orientamenti “all’interno dell’ufficio che si sta occupando di queste cose”. Due mesi dopo, i carabinieri intercettano una nuova telefonata fra Berlusconi e il presidente della Regione siciliana. È il capo del governo a chiamare a casa di Cuffaro da Palazzo Chigi. Sono le 19.51 del 10 gennaio 2004.Berlusconi Sì, sono io, presidente. Come stai.
Cuffaro Benissimo
B. Le cose come vanno?
C. Benissimo… benissimo… Mah, io credo bene, al di là delle cose che scrivono i giornali.
B. Io ho saputo qui… La ragione per cui ti telefono… Il ministro dell’interno…
C. Sì?
B. … mi ha parlato e mi ha detto che tutta la… È tutto sotto controllo… sotto controllo.
C. Va bene
B. Sì
C. Ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. È solo… bisogno solo aspettare.
B. Lo so, ma non basta, non basta.
C. Ci sono i giornali che fanno un poco schifo, e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
B. Io ho appena finito di leggere “l’Unità”, in cui uno psichiatra dice che io sono il diavolo.
C. Eh, eh…
B. Capisci? Bisogna dimostrare che io sono il diavolo!
C. Ma figurati! Per tutti noi sai che cosa sei. Quindi sai che ti vogliamo bene, io ogni mattina nella mia preghiera quotidiana… Perché a Palazzo d’Orléans, da me, ogni mattina, alle otto un quarto faccio la messa…
B. Ah, bene!
C. E ti giuro, non te l’ho mai detto, ma il mio primo pensiero è per il lavoro che fai e per ricordarti quanto ti vogliamo bene.
B. Grazie di cuore, un abbraccio fortissimo. Salutami tua moglie.
C. Grazie, tu non sai quanto mi fa piacere questa telefonata e non sai quanto ti sono grato e quanto ti voglio bene.
B. Grazie.
C. Conta sempre su di me, io lavoro sempre, io lavoro sempre, lavoro anche perché ci sia serenità anche dentro l’Udc, quindi stai tranquillo…
B. Benissimo, grazie mille. Sai che sei contraccambiato totalmente.
C. Lo so, lo so…L’intercettazione, trasmessa dai carabinieri alla Procura, non sarà depositata agli atti dell’inchiesta, rimarrà nel fascicolo che contiene l’imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa che da lì a poco sarà archiviato. »
Tratto da:
« IL PATTO »
di Nicola Biondo
e Sigfrido Ranucci
Chiarelettere,
gennaio 2010






