La geografia serve innanzitutto a comprendere il mondo. Quello vero.

Quando la televisione e l’informazione sono controllate ed i media si fanno organi politici, l’unico spazio che rimanga a disposizione della conoscenza, della cultura e del senso civico è forse la scuola. Sarà per questo motivo o solo per stupidità che si vorrebbe (anche) sacrificare la geografia? La posta in gioco è la conoscenza del mondo e delle sue risorse attraverso le mappe.

Non capire, non sapere. Ho potuto leggere, inorridito, della volontà del ministro Gelmini di penalizzare la materia « Geografia ». Il suo destino? abbinata alla Storia, o destinata a sparire. Almeno così si dice in queste ore. Comunque è di nuovo ufficialmente relegata al suo posto peggiore: questa cosa noiosa, che poi… e vedremo… e se abbiamo tempo… se veramente dobbiamo… che « non è interessante ». Però…

Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata. I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo. (« Geografia: la Gelmini l’ha fatta sparire » di Fabbio Luppino— l’Unità,  28.01.2010)

Ma non solo. Mi è tornato in mente che ho avuto la grande opportunità —all’alba degli anni 90— di poter seguire i corsi universitari di Geopolitica di Béatrice Giblin, fondatrice di Herodote ed ex-allieva di Yves Lacoste, attuale direttrice dell’Istituto Francese di Geopolitica a « Paris VIII » (Saint-Denis). Nel 1976, Lacoste scrisse un piccolo libro, oggetto di scandalo (tra « specialisti »), diventato poì di culto e di riferimento. Era intitolato « La géographie ça sert d’abord à faire la guerre ». Perché la geografia, come spiegava allora Lacoste, “serve innanzitutto a fare la guerra”.

Una materia « superflua »… riservata al potere.

Perché la Geografia è la madre della Geopolitica¹, della Geostrategia². Perché è la scienza delle mappe. La geografia è prima di tutto uno strumento, collegato all’esercizio del potere, alla strategia politica e militare, alle risorse. Nella vecchia Unione sovietica, ricordava Lacoste, gli studenti studiavano su mappe fasulle, immaginarie. Esempio paradigmatico di un caso che l’autore definiva « estremo ». Ovvero della confisca della conoscenza geografica a beneficio di una minoranza: i dirigenti.

Mi sono spiegato?

vV

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Sopra

¹ GEOPOLITICA: « disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, quella umana e l’azione politica » (Wikipedia it)

² GEOSTRATEGIA: « oggetto di studio nella strategia militare che riguarda la geografia degli stati e la loro situazione storica e politica in relazione ai loro vicini. Il suo studio si origina dalla geopolitica, ma il suo punto di vista si riduce agli aspetti militari e alle loro conseguenze sulla posta delle risorse naturali, frequentemente oggetto di conflitto d’interessi. » (Wikipedia it)

Sotto

Si consiglia la lettura di: « Yves Lacoste: che cos’è la Geopolitica » (Eurasia) | Geopolitica | Geostrategia | Yves Lacoste (fr). Sito: http://www.cartografareilpresente.org. Visto il prezzo che costa World Energy Atlas 2009 (656 euros), bel esempio di « conoscenza vagamente inaccessibile » alla casta del cretino medio (bonjour), ecco qui qualche links di mappe:  The world map of oil | Oil and Gas map sites | Oil, what’s left? | The true costs of Petroleum World Map | Petrol maps || Mappe del web : WorldWebMap | WebTrendMap | Web 2.0. Bonus: Map index of perception of corruption | Death Penalty World Map | Map of World Hapiness | Freedom of the Press Survey Release 2009

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[Un caloroso ringraziamento a Daniele Sensi per la mise en forme à l'italienne]

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