« La sinistra non è mai cambiata: odiava Indro, ora tocca a Silvio »(Il Giornale, prima pagina, 16 dicembre 2009)
Ma veramente? Da quello che mi risulta, il morto (Indro Montanelli) che Feltri fa ancora « parlare » oggi proponeva un altro approccio, molto diverso. Perché il mondo non si è fermato di girare nel 1977, quando Montanelli fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse. L’anno in cui avrebbe iniziato il suo « rapporto » col Cavaliere: Berlusconi aveva dei soldi e Montanelli un Giornale con debiti.
A leggere Il Giornale di stamattina, ancora una volta Indro Montanelli (l’ex direttore) sembra « uno di loro », perché nel quotidiano di Feltri si esaltano solo i « propri ». Ma a Montanelli la « destra » di Vittorio Feltri gli faceva proprio SCHIFO, pur essendo e rimanendo un uomo di destra.
«Darò il voto, senza dubbio, al centrosinistra. Sono un uomo di destra – ha detto – ma mica di questa destra qua» (Indro Montanelli, 2001)
Sono settimane che il futuro ministro (ne sono convinto) Feltri cammina sul corpo di Montanelli a gran colpi di inserti « storici » (« Grave attentato contro Indro »), mentre nel frattempo diffamava Dino Boffo montando un dossier falso (l’ha scritto Feltri stesso il 4 dicembre).
Feltri è anche molto impegnato a fare il postino delle minaccie di morte a raffica. Di quelle indirizzate ad orologeria a uomini di potere che non sopportano la Giustizia. Vedi Berlusconi, qualche giorno dopo la sentenza Mondadori e la bocciatura del Lodo Alfano, vedi Schifani qualche giorno dopo l’inchiesta atomica di Marco Lillo.
Il solito scopo: l’happy-end, la solidarietà bipartisan per nascondere un nuovo polverone atomico, pre o post. Funziona perché nessuno osa dire chiaro e tondo (o può provare) che sono tutte BOIATE PAZZESCHE. Sarebbe disumano o pazzesco. No?
Un impiegato del Giornale fu preso poco fa in flagrante: aveva mandato a se stesso una minaccia di morte firmata « BR » ! Sarà la deformazione professionale, o la svista di uno che fa troppi straordinari. Un martire del lavoro.
Feltri aveva preso la direzione del Giornale nel 1994 allorché Montanelli la lasciava. Perché quest’ultimo non voleva lavorare per il politico Berlusconi. Non era in vendita. Dopo tre anni di duro lavoro, nel 1997 il futuro ministro Feltri finalmente ci arriva pure lui, e della faccenda dirà:
« Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare » (Vittorio Feltri)
Nel frattempo aveva svolto un lavoro esemplare contro Di Pietro e un suo presunto « tesoro » (benché sia quasi un dettaglio nella sua brilliante carriera), ma…
Perché? Perché come nel caso di Dino Boffo, per il quale Feltri (appena tornato a casa) si è vagamente scusato una volta che Boffo si fu dimesso e fu lontano, la mossa è stata compiuta solo perché temeva le querele. Non per la vergogna, non per la paura di essere radiato a vita dall’albo:
« La rappacificazione con Di Pietro ha consentito di far saltare 35 querele che potevano costare moltissimo. La trattativa e’ stata sollecitata e approvata dall’editore Paolo Berlusconi (fratello di Silvio, ndr.)« (Vittorio Feltri, 9.11.1997 – Corriere della Sera)
Ma non solo e in tanti spero ve lo ricordiate. Qui sotto un monumento della televisione: il futuro ministro Feltri SBUGIARDATO da Massimo Travaglia (scusate) : Marco Travaglio smontando Feltri, e Montanelli che lo chiama per ringraziare. Come al solito Feltri raccontava delle BALLE. Come oggi. Ma oggi è ancora peggio, e Montanelli non può più rispondere. Quella volta Feltri voleva « capire » come mai « l’ambiguo » Montanelli, « suo grande amico », potesse talvolta definire Berlusconi come un « mascalzone fascista« . Si parlava della sua partenza del Giornale ecc:
Partenza che dunque non fu semplice. Perché sembra che Montanelli paghò caro quando lasciò e fondò La Voce:
Purtroppo, anche questa nuova avventura editoriale, vivrà un periodo molto breve, proprio per le pressioni che nuovamente subiranno in redazione, da parte di un Berlusconi che si è legata al dito l’uscita dal Giornale di molti suoi ex redattori, e che farà di tutto per far fallire la nuova testata editoriale, avvalendosi anche dell’aiuto di malcelati personaggi filo-berlusconiani che, una volta infiltratisi in redazione, creeranno finti bilanci in perdita ed eviteranno di portare « soldi freschi » con nuovi contratti pubblicitari al giornale, simulando di nuovo un clima di finto annaspo economico. Ma tutti questi risvolti Montanelli e la sua redazione li conoscerà solo in seguito, quando anche la concessionaria di pubblicità Manzoni gli farà sapere che hanno chiuso il giornale proprio quando stavano arrivando moltissimi contratti pubblicitari e la testata avrebbe potuto cominciare a decollare da sola. E solo allora, capiranno che in redazione c’erano persone che lavoravano affinché questi venissero stornati ad altre testate filo-berlusconiane, ma avranno l’unica soddisfazione di stanare i colpevoli e di mandarli a quel paese, cacciandoli dalla loro redazione! ¹
E, sempre quando era vivo, dalla destra che oggi ci fa il colpo del golpe a « mente armata », Indro Montanelli diceva così:
« Montanelli: non sto con i piazzisti, dunque voterò per il centrosinistra »
ROMA – Indro Montanelli voterà per il centrosinistra. Il celebre giornalista lo ha rivelato in un’intervista ad Alain Elkan su Telemontecarlo. «Darò il voto, senza dubbio, al centrosinistra. Sono un uomo di destra – ha detto – ma mica di questa destra qua». Montanelli ha ricordato che all’inizio pensava di «non votare», ma di essersi reso conto che «sarebbe un grande errore. Dobbiamo andare a votare e ognuno deve votare secondo coscienza, senza lasciarsi abbindolare da questi piazzisti che ingombrano i video e gli altri mezzi di comunicazione». Per Montanelli questa legislatura di governo del centrosinistra è stata positiva: «Forse stupirò molti ascoltatori – ha affermato – ma sono profondamente convinto che in questi cinque anni abbiamo raggiunto traguardi importanti. Anni decisivi? Assolutamente no, perché l’Italia è quella che è, ma tutto il poco che è stato fatto è un « poco » buono. Quando sento l’opposizione [berlusconiana, ndr] che dice: « Se vinciamo noi si torna alla democrazia », vorrei incriminarli, perchè dovrebbero spiegarmi cosa è stato il regime italiano in questi anni se non democrazia. Io mi sono sentito in un regime profondamente democratico». Per Montanelli «la chiarezza è la cosa che manca all’Italia. Io non sono riuscito a capire come funziona il sistema elettorale. I legislatori che non fanno capire le loro leggi dovrebbero essere in galera per truffa »
Il Messagero, 11.03.2001
(Rassegna stampa « democratici per l’Ulivo »)
E di Berlusconi Indro Montanelli diceva così:
« ho già conosciuto un uomo della Provvidenza e mi era bastato » (Montanelli, su Berlusconi)
o così
« farà la fine del povero Antonio La Trippa: non riuscirà a mantenere le promesse che ha fatto agli italiani e dovrà andarsene » (Montanelli , su Berlusconi)
Oggi il problema è che non se ne vuole andare per niente. Allora al Giornale fanno gli straordinari. Come Minzolini, del Giornale della Tv. Come prevedeva Montanelli, « mica scemo »:
« Il regime si realizzerà dopo la vittoria del Polo. La prima cosa che farà Berlusconi sarà di spazzare via l’attuale dirigenza Rai per omologarne le tre reti a quelle sue » (Montanelli, 27 febbraio 2000)
E oggi cosa sta facendo Feltri, per conto di Berlusconi? Lo usa pure da morto. C’è chi vorebbe dare del Goebbels al mago della tv Maurizio Gasparri, ma perché mai stancarsi così tanto che c’è già Feltri?
In queste ore i colleghi di Libero esultano:
« Di Pietro ormai è fuori controllo. Crede che Berlusconi sia il Duce e lui la Resistenza » (Libero, 16.12.2009)
Indro, hai da commentare? Dai che lo pubblico.
vV
-
¹ Montanelli e il Cavaliere (M. Travaglio)
Ps. Vi risparmio il discorso su P2 e Cicchitto all’attacco di Marco Travaglio. Lo trovate qui.
Ps2. Dai, un’ultima minaccia prima di lasciarci: Quella del 15 di novembre 2009, per spiegare perché il presidente s’era rinchiuso a Palazzo Chigi per motivi di sicurezza (14 di novembre) :

Ps3. Dimenticavo il 15 di ottobre 2009








