MinCulSport: « Balotelli, salviamo il soldato blunegro »

Formidabile lezione di civismo ministeriale questo week-end. Un dibattito ad alta quota è stato aperto intorno al prossimo week-end calcistico.

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Magia dello sport, è già risolto: si vorrebbe far tacere i cori razzisti che provengono dalle curve ultras (ma solo ultras?), quelle urla infamante lanciate contro giocatori di colore come il giovane interista Mario Balotelli. Un Italiano nato a Palermo di genitori ghanesi, che fino a poco fa avrebbe dovuto affrontare la Juventus il prossimo week-end.

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Il presidente Moratti aveva proclamato: cori razzisti? Ritireremo la squadra.

Risposta tradotta dell’allenatore Mourinho: beh sei scemo o cosa perché così perdiamo 3 punti e poi sono tutti cavoli miei. E poi io chi sono per giudicare un Paese, ecc.

Essere o non essere, effettivamente, il solito problemone.

Ci voleva l’arbitro. Sarà il ministro della Difesa Ignazio la Russa, l’ex-neo-post-fascista di Alleanza Nazionale, che in materia di civismo è molto, ma molto avanti. Innova pure. Così poco fa a New-York dava del « pedofilo! » a un manifestante italiano che contestava lui e il suo governo.

Però, se si tiene conto che per esempio l’attuale ministro del Turismo, la signora Brambilla, faceva il saluto romano in pubblico appena nominata e senza che questo abbia avuto la minima conseguenza (almeno su la sua carica), diventa tutto molto relativo.

Ma qui è l’interista La Russa che parla, l’uomo vero. Non il ministro che ha gli attributi. E prima di tutto pensa alla sua squadra del cuore. È vero, non ne se parla neanche porca miseria di perdere 3 punti così.

Idea luminosa. Riassunto: se succede che un « negro » si prende della « scimmia » durante la partita, i 2 capitani potrebbero decidere assieme, di ritirare le proprie squadre. Ecco, e magari arrivederci ad un eventuale penalizzazione. Poi:

« Se i tifosi hanno veri sen­timenti da tifosi, lo capiranno. I calciatori possono essere fre­nati dalla paura di inimicarsi parte della curva, ma la stra­grande maggioranza dei ti­fosi non gode se ci sono i cori razzisti. I cori sguaia­ti possono starci. Anche io, da tifoso, con l’avversario a lungo a terra, cantavo: devi morire. Ma è chiaro che non lo pensavo davvero!«  (Ignazio La Russa, ministro della Difesa, Corriere della Sera)

È giusto così: godere prima di tutto. Grazie per gli abbonati signor ministro.

Per il « devi morire » non ti formalizzare. La settimana scorsa ancora, il tuo ministro La Russa aveva lanciato un bel « possono morire » ai laici italiani e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Era durante la polemica molto sportiva intorno alla legittimità della presenza della croce nelle scuole italiane.

Ma c’è ancora un altro La Russa, forse l’uomo giusto al posto giusto, n-o-w. È l’ex-neo-post fascista missino. Quella roccia di uomo che saprà trovare le parole giuste con ‘sti maledetti ultra, che poi non saranno così schifosi, dopo tutto, con tutte ‘ste croci celtiche in giro nelle curve, di quelle che piacevano tanto tanto al suo MSI costruito sulle ceneri di Salò. Lo stesso partito dell’attuale sindaco di Roma. Ma attenti, parliamo dell’Alemanno di prima, ovvio. Comunque tra celtici ci si capisce. E alla Lazio addirittura s’impara proprio in fretta.

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Allora, Italia 2009, parlare del razzismo negli stadi? Si ricorda che siamo sotto il governo numero IV del fantaisiste Berlusconi, un potere che conta per cliente d’oro la Lega Nord del padan-rocker Renato, di cui proprio la missione nel governo è di mantenere l’ordine nel paese col tastierista dei Distretto 51 Bobo Maroni, nonché ministro dell’Interno. Abbiamo qui tutti i presupposti per un dibattito proprio psichedelico col Popolo italiano.

Ipotizzo una soluzione in salsa Lega: « Niente negro, niente razzismo ». C’est simple comme bonjour si dice in francese… Come bere un bicchier d’acqua. Poi magari un pallone bianco-verde? Extravagance padane

Ma c’è anche un altro giocatore che rompe assai, o forse farà presto la gioia di una nazione: si chiama Amauri. È piuttosto bianco ma brasiliano. Insacca parecchio, per la Juventus. Giochino di passaporto, potrebbe fare parte de la selezione azzurra che dovrà vincere la coppa del mondo 2010. Il problema è che i posti sono cari, e allora nel caso ci andasse lui sarebbe al posto di una italiano vero, dicono. Però l’onore del Paese sarà in gioco e il risultato supremo l’unico scopo del viaggio. Quello dell’Italia che pensa spesso ai suoi connazionali a sud come « africani suoi ». Si profila un aspro dibattito, davvero.

Mentre scrivevo, durante il week-end è stata trovata una sistemazione per il “caso Balotelli” : non giocherà sabato prossimo: et voilà, les jeux sont faits! E non ha neppure giocato ieri, neanche presente in panchina. Avrebbe fatto i suoi soliti casini da giovane teppista, alla Ronaldo, Adriano e tutti quanti. Non è la prima volta e forse è vero, dunque sarebbe contro le regole che impone la “professionalità” del suo mestiere oppure semplicemente il suo contratto. Ma è troppo, troppo facile.

Commento conclusivo di Mourinho:

«Non mi devo giustificare». (Il Giornale)

Linea chiara, liscia, filogovernamentale. I ministri competenti (chi?) ringrazieranno, e pure la FIGC.

Ma la FIGC appunto, cosa dice? E chi lo sa?! Troppo occupata a gestire soldi e diritti. E sicuramente la sotto-cartella “Italia” del mega-scandalo in arrivo, dicono, promesso per novembre ma non ancora atterrato da nessuna parte.

E a livello mondiale? Il presidente della FIFA Blatter ha promesso a giugno: il razzismo deve sparire dal Calcio, e saremo particolarmente vigilanti durante la prossima coppa del Mondo.

Però, dobbiamo pure ricordare cos’è successo a Marzo a Johannesburg, dove dunque si organizza « l’evento mondiale », la coppa del mondo 2010: piuttosto che di dover accogliere sul suo territorio il Dalaï-Lama, l’Africa del Sud non ha esitato a cancellare in un batter d’occhio la conferenza “Calcio, razzismo, xenofobia”, alla quale doveva partecipare il Dalaï-Lama appunto, assieme ad altri Nobel della Pace (Desmond Tutu, Nelson Mandela, Fredrik De Klerk…). Le vivissime proteste di quest’ultimi non hanno cambiato nulla: perché non si fanno i dispetti ai clienti d’oro, ovvero in questo caso la Cina.

E per provare la sua buona fede fino in fondo, il governo di Johannesburg ha pure dichiarato il Dalaï Lama “persona non grata” sul territorio sud-africano fino a “dopo la finale” dell’evento.

Questo sì che è lotta contro qualcosa.

vV

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1 Comment

  • Wow, che grande paese l’Italia. Quasi quasi ci vengo a vivere.

    JLF